Primo convegno sindacale unitario sull’immigrazione: Milano e Provincia
La mia relazione al Convegno della Federazione Provinciale Cgil Cisl Uil di Milano “I lavoratori stranieri nell’area Milanese”, 3 Aprile 1979
La presenza straniera a Milano è ormai una realtà significativa, anche se ancora poco conosciuta nella sua effettiva consistenza e composizione. Si può stimare in circa 50.000 persone nella provincia, 35-40.000 delle quali lavoratori, provenienti dall’Europa ma anche, in numero crescente, dall’Africa, dall’Asia e dall’America Latina.
È soprattutto questa nuova immigrazione a porre problemi sociali e sindacali che occorre conoscere e affrontare. Molti immigrati svolgono lavori umili, pesanti e precari, spesso nell’economia sommersa e senza contratto, previdenza e adeguate garanzie. Salari inferiori, orari gravosi, ricatti e condizioni abitative difficili espongono molti di loro a sfruttamento e discriminazione.
Le cause dell’immigrazione vanno ricercate nelle profonde disuguaglianze economiche tra i Paesi e nella ricerca di lavoro e di migliori condizioni di vita. In Italia essa incontra, al tempo stesso, una domanda di manodopera per attività che molti lavoratori italiani tendono ad abbandonare.
Occorre quindi una normativa organica sul soggiorno e sul lavoro, che superi incertezze, discrezionalità e disparità di trattamento.
Una particolare attenzione deve essere rivolta ai rifugiati politici, nel rispetto degli impegni internazionali assunti dall’Italia.
Accanto al lavoro emergono i problemi della casa, dell’assistenza sanitaria, della formazione professionale e dell’apprendimento della lingua italiana. Ma non basta garantire migliori condizioni materiali. È necessario contrastare l’isolamento e favorire occasioni di incontro, associazione e partecipazione alla vita sociale.
Il problema è quello dell’integrazione e, al tempo stesso, del non perdere la propria identità culturale, evitando che inserimento significhi forzatamente assimilazione e perdita dell’originario riferimento culturale. Al sindacato spetta una responsabilità precisa: tutelare i lavoratori stranieri come tutti gli altri lavoratori e favorirne la partecipazione alle proprie strutture.
La presenza degli immigrati non può essere considerata soltanto un fenomeno marginale o transitorio.
Essa pone alla società italiana problemi di lavoro, diritti, convivenza e uguaglianza che devono essere affrontati fin d’ora. Ci obbliga anche a verificare concretamente i valori di giustizia e di libertà sui quali diciamo di fondare la nostra società.
L’incontro tra persone di diversa provenienza può contribuire a creare nuovi rapporti tra popoli e culture.
E può contenere i germi di un «nuovo umanesimo, più concreto, più caldo».


